ddB Italia – 06/2013 – Il Maestro Gentiluomo

By gennaio 10, 2014Media @it
 
 
 
 

Testo di Ester Pirotta per DDB Design Diffusion Bagno e Benessere

Giugno 2013

IL RAPPORTO CHE SI INSTAURA TRA UN GIOVANE PROGETTISTA ASPIRANTE DESIGNER E IL PROFESSIONISTA CHE GLI OFFRE LA POSSIBILITÀ DI ‘APPRENDERE IL MESTIERE’ AFFIANCANDOLO NEL PROPRIO STUDIO, È REGOLATO DA DINAMICHE, SPESSO DIFFICILMENTE DECIFRABILI ANCHE DAl DIRETTI INTERESSATI E NON È NECESSARIAMENTE UN RAPPORTO DI APPRENDIMENTO A SENSO UNICO

All’interno delle dinamiche lavorative che animano uno studio professionale, lo scambio di conoscenze e l’arricchimento può, anche se in termini diversi, avvenire nelle due direzioni, come nel caso di Sebastian Bergne e Christopher Coombes. I due designer inglesi hanno collaborato nello studio di Bergne a Bologna all’inizio degli anni 2000, accomunati da riferimenti culturali che hanno agevolato anche l’intesa progettuale.

Dopo circa tre anni di esperienze condivise nei quali Christopher ha avuto modo di entrare nel vivo delle problematiche che ruotano attorno a un progetto di design, Sebastian Bergne – come raramente accade perché non è facile privarsi di un collaboratore capace – ha incoraggiato il giovane designer a intraprende il proprio percorso personale. Nella vita di un giovane progettista questo può essere un passaggio delicato, che richiede una piccola spinta e una buona dose di ambizione e coraggio. Sebastian e Christopher ci raccontano l’esperienza lavorativa che hanno condiviso.

SEBASTIAN BERGNE

Christopher ha Collaborato con lei per oltre tre anni, cosa pensa di avergli trasmesso?

Christopher ha lavorato nel mio studio nei primi anni 2000. Senz’altro avrà imparato qualcosa da me durante quel periodo, ma è più facile per me dire cosa io ho imparato da lui. È stato il primo giovane designer con cui ho lavorato che aveva il pieno controllo del CAD come tool di design. Fino a quel momento avevo sempre avuto l’impressione che fosse il computer a influenzare il risultato formale di un design. Lavorando con lui ho capito che non è così. Questo fatto ha cambiato in modo fondamentale la cultura del mio studio e il CAD è stato integrato completamente nel processo creativo e di sviluppo come uno strumento neutrale.

Si ricorda uno dei progetti ai quali avete lavorato insieme?

Ho un particolare ricordo di quando abbiamo lavorato insieme a una serie di pentole di Tefal, chiamata Natura. Erano fatte interamente in alluminio riciclato e sono diventate un prodotto di successo di Tefal e del mio studio.

Oggi Christopher è un progettista che si sta affermando, che consiglio si sente di dargli per il suo futuro professionale?

Al giorno d’oggi se sei un designer emergente subisci una grande pressione sia per cosa fai che per come lo fai. Potrebbe sembrare un cliché, ma io vorrei consigliargli (così come a tutti gli altri) di restare il più possibile fedele a se stesso in questo lavoro. Alla fine la cosa più importante è l’originalità, alcune volte è difficile ricordarlo quando tutto ci spinge verso l’uniformità.

Voi siete entrambi inglesi e avete collaborato nel periodo in cui lei aveva il suo studio a Bologna: pensa ci siano state tra di voi delle affinità legate alle radici comuni?

Penso che il fatto di essere entrambi di madrelingua inglese e di avere riferimenti culturali comuni abbia fatto sì che potessimo comunicare in modo chiaro e veloce. Questo è fondamentale per una collaborazione creativa efficace.

Ricorda il suo tirocinio come giovane progettista?

Ho studiato design industriale alla Central School of Art and Royal College of Art a Londra e la mia prima esperienza in Italia è stata agli inizi degli anni Ottanta. Ho lavorato per alcune settimane nello studio di Andries van Onck a Milano ed è stata un’esperienza che mi ha trasformato. Quando ho lasciato Milano ero una persona completamente diversa.

Cosa è cambiato rispetto ad oggi?

Da un lato, il design è cambiato poco negli ultimi 20 anni, rimane un processo nel quale si decide come realizzare qualcosa basandosi su criteri funzionali, produttivi e culturali. Dall’altro lato, un designer oggi ha più elementi da considerare e da gestire: sostenibilità, ecologia, maggior competitività, comunicazione più veloce, moda e un pubblico più preparato. Quindi possiamo dire che il processo è lo stesso, sono i parametri che cambiano.

A sua volta, chi considera un suo maestro?

In linea generale non mi piace l’idea di maestro e allievo. Suona in qualche modo troppo controllato e rigido per una relazione. Sono stati molti i momenti e le persone che hanno avuto grande influenza su di me in tempi diversi, quindi potrei dire che l’esperienza è stata la mia maestra.

CHRISTOPHER COOMBES

Come ha conosciuto Sebastian Bergne? Cosa ricorda del tempo trascorso nel suo studio?

L’ho conosciuto tramite un amico che lavorava da Konstantin Grcic, amico di Sebastian. Come designer mi ricordo la sua capacità di dare segni di leggerezza e simpatia ai suoi progetti, ma come assistente mi ricordo di aver lavorato per un gentiluomo, una persona molto distinta e corretta.

Cosa ha significato per la sua crescita professionale poter lavorare con lui?

Mi vengono in mente più pensieri; ho potuto vedere la sua progettazione rendere oggetti molto leggeri, molto semplici, ma pieni di carattere. lnoltre ho visto una gestione di grande signorilità di uno studio creativo. Ma più che altro Sebastian mi ha dato il coraggio di progettare per conto mio. Tutte e tre le cose mi hanno sicuramente segnato.

Qual è il più grande insegnamento che le ha trasmesso?

Ho potuto vedere da vicino la sua capacita di giocare con le nostre percezioni di un oggetto, tramite associazioni e somiglianze. Questo dona un carattere all’oggetto che cambia il nostro rapporto con lo stesso. Non avrò mai la sua sensibilità ma almeno so che il meccanismo esiste.

Quale progetto di Sebastian preferisce e perché?

Le mie scelte sono legate al nostro rapporto! Mi piace tantissimo Canteloup perché me l’ha regalato. Il progetto per le pentole Natura per Tefal invece mi piace perché è stato sviluppato dopo qualche anno che lavoravo per lui e c’era quindi maggiore sintonia durante il progetto (mi ha regalato anche quella!). Il suo ultimo progetto di spazzole mi piace moltissimo perché mi ha fatto venire un sorriso e credo che lui sia molto divertito a progettarle. Mi piace molto il rapporto che si crea con un oggetto durante la progettazione, è come quando inizi a conoscere una persona.

Ci sono le analogie tra la sua ‘cifra progettuale’ e quella di Sebastian?

Come ex-assistente cerco di non avere analogie con il suo lavoro. Ho la fortuna di lavorare con un’altra persona che automaticamente mi porta fuori strada. Una cosa forse: dobbiamo stare molto attenti alle associazioni che le persone fanno quando interagiscono con i nostri oggetti.

Ha mai pensato a quali differenti prospettive professionali avrebbe potuto avere se fosse tornato in Inghilterra, come fece Sebastian dopo il periodo passato a Bologna che avete condiviso?

Non avendo mai lavorato da laureato in Inghilterra è difficile per me immaginare come sarebbe stato. Ogni tanto mi viene voglia di tornare a vivere a Londra, ma è un desiderio legato soprattutto al fatto di sentire la mancanza di amici e famiglia. È stato duro creare la mia rete lavorativa e di amicizie in Italia e all’epoca ho pensato che fosse quasi impossibile costruire il tutto di nuovo in Inghilterra. Da come mi raccontano è molto difficile essere un product designer a Londra perché non c’è la rete di produttori e artigiani che è presente in Italia. quindi la maggior parte del lavoro si svolge all’estero. Come aspetto positivo avrei avuto molto più contatto con il design anglosassone che mi appartiene, ma a me piace essere un pesce fuor d’acqua. mi rende più creativo!

Un maestro può essere anche una figura professionale con la quale non si ha interagito, ma di cui si condivide la filosofia di prodotto. Intesa in questi termini, quali altri sono i suoi maestri?

Richard Buckminster Fuller mi affascina molto. Ha inventato sistemi completi che sono tutt’ora incredibili, spesso tramite la conoscenza di matematica e fisica di altissimo livello. E sempre con uno sguardo molto critico della sua vita quotidiana.